Italia leader Ue nel riciclo, ma dipende dall'estero per materie prime
I dati emersi a Roma alla Conferenza sull'economia circolare
L'Italia è leader in Europa per la circolarità, ma resta il Paese più dipendente dalle importazioni di materiali tra le grandi economie dell'Ue. Il 46,6% delle materie prime trasformate proviene dall'estero, contro una media Ue del 22,4%, con la Spagna al 39,8%, la Germania al 39,5% e la Francia al 30,8%. Sono alcuni dei dati che emergono dall'8/o Rapporto sull'Economia Circolare in Italia 2026, presentato oggi a Roma durante la Conferenza Nazionale sull'Economia Circolare, promossa dal Circular Economy Network in collaborazione con la Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile e con Enea. Secondo il rapporto, l'Italia ha un indice di circolarità di 65,0, il secondo nella Ue, ed è prima in Europa per tasso di utilizzo circolare di materia, con il 21,6%, contro la media Ue del 12,2%. L'85,6% dei rifiuti gestiti sono riciclati, mentre la media Ue è del 41,2%: la Spagna è al 54,7%, la Francia al 52,3%, la Germania al 44,4%. Per produttività delle risorse, l'Italia è prima tra le grandi economie europee, con 4,7 euro al chilo, contro la media comunitaria di 3 euro al chilo. Sul fronte del riciclo degli imballaggi, l'Italia guida la classifica europea, con il 76,7% nel 2024, contro una media Ue del 67,5%. Il costo della dipendenza dal'estero del nostro paese per le materie prime trasformate sta diventando sempre più insostenibile. Nel 2025 la spesa per le importazioni di materiali ha sfiorato i 600 miliardi di euro, con un aumento del +23,3% rispetto al 2021, pur con volumi complessivi in calo. Il costo dei metalli - nichel, rame, acciaio - è cresciuto del 18%, e rappresenta il 40% del valore totale delle importazioni nazionali. Una pressione economica destinata ad aumentare con il protrarsi delle tensioni geopolitiche e dei prezzi e della volatilità dell'approvvigionamento di materie prime strategiche, oltre che delle fonti fossili di energia.
B.Koch--BP